Anfitrione

di Tito Maccio Plauto

 

Il testo plautino, giuntoci mutilo in alcune sue parti, contiene in sé una sua indubbia visione comica ma il lungo tempo trascorso dal momento della sua composizione e dalle sue prime rappresentazioni rischia di sbiadire la sua forza.

Sono presenti, nel testo originale o, almeno, in ciò che ci resta di esso, riferimenti ad una situazione storica contingente che difficilmente uno spettatore contemporaneo potrebbe cogliere e, comunque, ormai completamente avulse dalla nostra realtà.

Vi sono, però, elementi di indiscutibile attrazione di natura anche psicologica o pseudo tale, nei quali si potrebbe riconoscere anche una sorta di anticipazione del "teatro nel teatro" che tanti esempi darà nelle opere create per la scena nei secoli a venire: lo sdoppiamento di alcuni dei personaggi denudano l'arte attoriale; l'attore resta senza maschera, pur non chiarendo dove questa inizi o finisca.

Giove e Mercurio sono, divengono o interpretano Anfitrione e Sosia? Sono attori che recitano o che impersonano, divenendo altro da sé? L'inganno tessuto ai danni degli ignari umani sembra essere un ben congegnato e riuscito gioco teatrale. Ma ogni gioco, anche quello meglio studiato e progettato, ha i suoi punti deboli, quelli che rischiano di farlo scoprire e qua e là mostra qualche cedimento anche negli attori divini: non erano gli uomini ad essere ad immagine e somiglianza degli dei, ma esattamente il contrario.

 

Trama:

Il generale tebano Anfitrione si trova in guerra, lontano dalla sua patria, contro i nemici Telòboi. Durante la sua lunga assenza, il dio Giove, sempre a caccia di umani piaceri, approfitta dell'occasione e, trasformatosi in Anfitrione, si prende in prestito la moglie di lui, Alcmena, che ignara di tutto, gode felicemente dell'anticipato ritorno del guerriero vincitore.

Intanto il dio Mercurio assume l'aspetto del servo di Anfitrione, Sosia, pure lui assente, per meglio coprire la tresca del padre divino.

Queste astuzie traggono in inganno Alcmena, già incinta del marito e ulteriormente ingravidata anche dal divino amante.

Al loro ritorno Anfitrione e Sosia (quelli autentici) vengono mirabilmente giocati e scambiati per impostori.

Perciò, liti e baruffe tra marito e moglie, tra padrone e servo, che termineranno soltanto quando Giove finalmente confesserà l'adulterio che però sarà riscattato dalla nascita dei due gemelli, uno dei quali, generato da lombi divini, sarà nientemeno che Ercole.

 

Note sullo spettacolo:

La durata dello spettacolo è di circa 80 minuti più un intervallo.

È stata realizzata anche una versione in un atto unico di circa 50 minuti.

Ai seguenti link potrete trovare brevi filmati dello spettcolo:

Primo video

Secondo video