Betía

di Ruzante

 

L'autore, stimato come uno dei più alti drammaturghi del Rinascimento italiano, nacque nel 1496 a Pernumia, paese della bassa padovana, figlio illegittimo, pare, di un ricco medico. Visse per lo più a Padova, ma lavorò soprattutto nella campagna dove si occupava dell'amministrazione dei beni paterni e di quelli dell'amico e protettore Alvise Cornaro. Fu alla corte di quest'ultimo che il Beolco scoprì il suo talento, scrivendo opere teatrali di carattere rusticano, comico-farsesco, nelle quali impersonava lui stesso i panni di Ruzante, il contadino protagonista di molte delle sue commedie, che finì per dargli il soprannome.

Quando morì nel 1542, la sua fama era già arrivata a Venezia.

Nelle sue opere usa per lo più la lingua pavana che associata al contesto rurale che ne fa da cornice, produce un singolare effetto parodistico nel suo frequente trattare in chiave giullaresca e parodistica i dibattiti platonizzanti in voga nell'epoca.

 

Trama:

Il bracciante Zilio è innamorato di Betía che piace però anche all'amico Nale, contadino benestante e già maritato con Tamía. Egli suggerisce a Zilio di corteggiare la ragazza in modo esplicito; tuttavia il consiglio non dà buoni frutti.

Betía, piuttosto, si mostra interessata a farsi rapire da entrambi, il bracciante e il contadino, e si accorda così con i due uomini per realizzare il piano.

Il rapimento ha luogo come convenuto, ma la madre di Betía, Menega, riesce a riportare la ragazza a casa. I due pretendenti radunano allora degli amici per ritentare il colpo con la forza, ma devono fare i conti con la brigata improvvisata da Menega.

Grazie all'intervento dell'ostessa Gnua, le due fazioni evitano la zuffa e Menega perdona Betía acconsentendo alle sue nozze.

Subito dopo il rito nuziale, Zilio e Nale, che dal canto suo non ha rinunciato a conquistare Betía, vengono alle mani e il giovane colpisce Nale che sembra morto.

Questi però, rinvenuto, si presenta alla moglie Tamía che ne piange la scomparsa e, fingendosi un fantasma, le descrive l'inferno e le pene inflitte ai dannati.

Ma, assistendo poi alla promessa di immediate nozze che Tamía fa al giovane Meneghello, decide di risuscitare alla svelta e rivelare la beffa.

Alla fine Nale si riconcilia con Zilio e i due si accordano per godere in comune delle loro mogli, anch'esse entusiaste di questa soluzione. Ma ai "quatro continti" si aggiungerà il quinto: Meneghello!

 

Note sullo spettacolo:

La durata dello spettacolo è di circa 90 minuti più un intervallo.